sabato 25 febbraio 2012

Un principio di Counseling

"La verità non ha ora, è di tutti i momenti. Specialmente dei momenti in cui ci sembra inopportuna".



(Aforismi di A. SCHWEITZER)



Ecco la strada maestra da seguire per quanto riguarda il counseling (e molte altre cose in generale, ovviamente): avere il coraggio di guardare la verità in noi.



Non cercare scusanti, e provare a vedere le cose per come realmente stanno.
Non a caso, in ambito terapeutico, questa procedura viene proprio chiamata “esame di realtà” e distingue in modo netto la differenza tra nevrosi (disturbo affrontabile nel counseling, ) dalle psicosi (distacco dalla realtà, di pertinenza medico-terapeutica).

Dobbiamo avere il coraggio di dirci la verità. Solo dopo potremo dirci un po' più liberi.
Certamente, non è facile per nulla: anzi, generalmente quando una persona viene a fare counseling è perchè in un certo momento della vita non è in grado di vedere obiettivamente le cose come stanno.



Però, è fattibile.

Il counselor dovrebbe perciò agevolare e sostenere questo processo di chiarimento interiore, senza evitarlo ma neppure facendosene totalmente carico.
Guardarsi in faccia e ammettere la verità (di una nostra condizione, di un nostro sentimento, di un nostro desiderio) può esser un processo faticoso, ma d'altra parte nessun vero cambiamento è esattamente una passeggiata di salute.
La persona che fa il cammino insieme a voi deve sapere che non gli addolcirete la pillola, ma che la sosterrete nel suo cammino responsabile verso la soluzione.

Dal canto suo, chi fa counseling deve confidare intimamente nelle potenzialità di crescita ed auto-esplorazione del cliente.
Arrivare alla verità è un graduale processo di accettazione di sè e di conseguente sfoltimento di tutto ciò che è superfluo: Carl Rogers e Max Pages (rispettivamente il "padre" del counseling e uno dei più eminenti esponenti dell'approccio umanistico esistenziale) solevano ripetere che “il cliente è il vero esperto, e sicuramente sa già qual è la risposta”.






Come counselor, dovremmo accettare questo semplice precetto come ovvio e di buonsenso, e partire con la convinzione che il cliente possiede al suo interno la risposta per la sua situazione.

Di sicuro, è il maggiore esperto per trovarla.